Ogni tanto mi fermo a riflettere di essere vissuta fuori dal mondo. Mi spiego meglio. A volte mi trovo sgomenta a guardare un ingrediente, pensando di avere davanti chissà che cosa figa, e puntualmente vengo smontata, perché qualcun altro la conosce già e pure meglio di me.
In questo caso specifoco parlo del latte condensato.
La prima volta che lo ho cercato, ho girato una marea di supermercati di zona (e già so che ora il mio amico Alessandro si sta sfregando le mani perché gli offro sul vassoio d’argento la possibilità di dire “ti sei trasferita tra i lupi e i trogloditi, cosa vuoi trovare nei supermercati di zona tua”), inutilmente. Però quando ho detto a Roberto che cosa stavo cercando, lui serafico ha detto “Ah si si, madonna mia ancora lo fanno? Lo prendevano gli sciatori in montagna come carica energetica quando andavo a Roccaraso“. E già lì ero sorpresa che lui lo conoscesse e io no.
Poi ne ho parlato con Lucia, e lei mi ha raccontato di averne assunto tantissimo durante il boom della mucca pazza, perché mamma Giuly, non fidandosi, lo dava a lei e Mimmo al posto del latte fresco.
Un paio di mesi fa, mia zia Rosa venuta in visita a casa, apre la dispensa dei miei ingredienti “strani” e trova il latte condensato, in lattina, lo prende e se lo porta al petto, chiudendo gli occhi come a volerne ricordare il sapore che aveva.
Insomma, l’unica baccalà che non sapeva che esisteva il latte condensato ero io. E la sola che non riesce ancora a trovarlo ai supermercati di zona sono sempre io, e devo arrivare ogni volta in Piazza Vittorio, dove lo trovo allo stesso Asian Market dove acquisto il latte di cocco e il lemongrass fresco.
Ad ogni buon conto, a me il latte condensato serviva per due cose. Il gelato al mascarpone fatto per il ReCake, e questi biscotti di oggi, con gocce di cioccolato fondente.
Volete sapere se, appena lo ho aperto, lo ho trovato invitante? No! Sembrava muco. E lo so che in un blog di cucina una delle ultime parole che si deve usare è “muco”… ma questa è la verità. Eppure lo ho assaggiato, e se al primo assaggio mi è sembrato troppo dolce e stucchevole, alla fine mi è piaciuto, e ne conservo sempre una lattina in dispensa, che tanto non si sa mai.
La ricetta la ho presa da un numero vecchio del 2012 della rivista Women’s Weekly, alla quale sono abbonata digitalmente su Zinio, e alla quale ho sostituito i fiocchi di avena, con cui erano ripieni, con gocce di cioccolato, decisamente più golose. Dopotutto un biscotto fatto con latte condensato in maniera massiva nell’impasto, non aveva bisogno dell’alibi morale dei fiocchi d’avena per essere meno “porcosi”, e le gocce di cioccolato nulla aggiungevano ad un concentrato di calorie già importante da solo!