Maccheroni alla Siciliana

24 Luglio 2019Valentina

Prep time: 40 Minuti

Cook time: 50 Minuti

Serves: 6

Avete avuto la fortuna di vedere la versione televisiva completa di Sabato, Domenica e Lunedì (1990) con la regia di Lina Wertmüller? Ebbene, se la risposta è sì, siete stati fortunati. Sì, perché dopo averla trasmessa in TV per qualche anno, questo film, che era diviso in due lunghissime puntate e veniva trasmesso di solito in due giorni, è sparito dalla circolazione. Su Youtube ne trovate una versione alleggerita e ridotta, versione cinematografica la chiamano, ma che a mio parere e a parere di chiunque abbia visto la versione televisiva, ha perso molta della sua liricità.

Vi chiederete perché vi sto parlando di questo film in un post di una pasta al forno, ma ci arriverò tra poco (spero). Sabato, Domenica e Lunedì è una commedia di Eduardo, messa in scena da lui, da altri registi e infine dalla Wertmüller. E nonostante io abbia visto tutte le versioni, nel cuore mi è rimasta quella che ahimè non si trova più. Attori Luca de Filippo, figlio di cotanto padre, l’immensa Sophia Loren, Pupella Maggio, una giovanissima Alessandra Mussolini, Luciano de Crescenzo, e una serie di infiniti personaggi assolutamente perfetti e nati per interpretare quei ruoli.

Sebbene la trama si svolga attorno alla preparazione prima, e alla consumazione attorno a una fastosa tavola della domenica napoletana poi, del ragú per eccellenza, quello che deve pippiare per 8 ore, il motivo di rottura tra i due coniugi Priore fu un piatto di maccheroni alla siciliana.

Ora vi racconto la trama, ma se fosse troppo lungo per voi, passate direttamente allo scritto dopo la foto successiva.

Siamo negli anni trenta. Il matrimonio tra Peppino e Rosina Priore prosegue, senza scossoni, da circa trent’anni. Vivono in una grande casa con vista mare nel Rione Terra insieme ai figli Rocco e Giulianella (Roberto, il maggiore, è sposato con Maria Carolina e non vive più in casa con i genitori), il padre di Rosina, don Antonio, zia Amelia detta Memè, vedova ed eccessivamente premurosa (leggi ansiosa) nei confronti del figlio Attilio a cui manca qualche venerdì, e Raffaele (fratello di Peppino), direttore di banca appassionato di teatro. In casa ci sono 3 collaboratrici, ognuna delle quali è vicina agli 80 anni, Addolorata, Martirio e Crocifissa ed hanno come intimi amici il geologo Janniello ed Elena, la moglie francese, loro vicini di casa.

Per vendicarsi di un presunto tradimento “gastronomico” del marito (che aveva fatto eccessivi complimenti alla nuora Maria Carolina per come aveva cucinato dei maccheroni alla siciliana, scambiando normali moine da ospiti per un apprezzamento sincero), Donna Rosa diventa meno amorevole nei suoi confronti. Inizia a non stirargli più il fazzoletto, a curarsi meno di lui come uomo, a trattarlo con disprezzo. Comincia quindi tra loro un periodo di sottili ma fastidiosi tarli sentimentali, alimentati dall’orgoglio di entrambi, che sfoceranno durante il pranzo domenicale: Peppino, in presenza di tutta la famiglia e dei Janniello, accuserà pubblicamente Rosa d’averlo tradito col geologo, avendo quest’ultima indossato, oltre ai gioielli ricevuti per la nascita dei 3 figli, anche uno scialle di seta azzurra ricevuto in regalo dai coniugi Janniello, causando un putiferio che, per fortuna, si risolverà il giorno dopo nel migliore dei modi. In tutto questo, le 3 colaboratrici capitanate da zia Memè, per cercare di capire cosa sia che turba l’amore e l’armonia in casa tra i due coniugi, vanno da una chiaroveggente, che leggendo fondi di caffè ed olio bruciato, non vede niente tranne che un piatto di maccheroni alla siciliana! Ad ogni buon conto, il giorno successivo si risolve tutto: i Priore ritroveranno la passione di un tempo, i figli il rapporto con i genitori e i Janniello la loro solida amicizia con i vicini.

Ed eccoli qua, i maccheroni alla siciliana, che qualche settimana fa ho preparato per gustarmeli, ma anche per il blog, ma che mi hanno fatto ottenere anche una accusa di far venire l’orticaria ai siciliani. E qui una digressione me la dovete concedere.

Purtroppo quando si toccano ricette che in una qualche maniera assomigliano ad altre, arrivano subito le maestre che non si preoccupano affatto di venirti ad insegnare ricette non richieste, e utilizzare parole anche offensive. A Napoli tutto ciò che utilizza le melanzane viene detto “alla siciliana”, non lo dico io, lo dice chiunque sia di Napoli, o campano, o anche pugliesi da quanto poi ho appreso, senza avere la pretesa che quel piatto sia siciliano. Questi maccheroni alla siciliana ricordano forse la Pasta alla Norma, e sottolineo forse, ma se me lo permettete, a me la Pasta alla Norma, con la ricotta salata, le melanzane fritte messe sopra, il pomodoro con le pellecchie, non mi piace! E non mi metto a fare una ricetta che non mi piace, per poi storpiarla, cambiarle uno o più connotati e dargli un nome di fantasia. Questo lo lascio fare agli altri e a chi critica per principio qualsiasi cosa.

Non si può dire nemmeno che assomigli al timballo di anelletti alla palermitana, mancano diversi ingredienti, quindi anche lì nessun paragone da voler per forza fare e cercare per puro spirito di polemica o sindrome da maestrina.

Vedo cose in giro da far accapponare la pelle, tipo prosciutto cotto dentro la parmigiana, eppure non mi sono mai sognata di andare a dire a chi la aveva preparata che mi aveva fatto venire le bolle da orticaria né ho pubblicato nei commenti la foto di come si fa la parmigiana vera.

Io non sono categorica, vivo e lascio vivere, non ho mai avuto la pretesa qui nel mio blog, in casa mia, di insegnare la tradizione regionale a nessuno, né ho detto di seguirla. Ho sempre detto, e lo trovate nella mia bio, di voler condividere con chi mi legge, quello che si mangia in casa mia oggi e si è mangiato in casa della mia enorme famiglia, per anni. Eppure chi ti viene a rompere i coglioni ci sta sempre.

Non ho utilizzato le caserecce perché non avevo gli anelletti o perché non li trovo a Roma, non volevo fare il timballo palermitano, ma una pasta che finanche Eduardo de Filippo conosceva. Questo formato di pasta qua si usa, nei maccheroni alla siciliana che si mangiano da anni in Campania… le caserecce o gli ziti spezzati. Poi ci sta chi la fa coi rigatoni, e va bene lo stesso. E ho usato la pasta Di Martino perché è buonissima e campana.

E nun c’accerite ‘a salut’! 

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Maccheroni alla Siciliana

  • Prep time: 40 minutes
  • Cook time: 50 minutes
  • Total time: 1 hour 30 minutes
  • Serves: 6

Piatto che, a dispetto del nome, appartiene a una consolidata tradizione gastronomica napoletana.

Ingredienti

  • 1 kg di Ziti Spezzati o Caserecce
  • 1 litro di Passata di Pomodoro
  • 6 Melanzane lunghe napoletane
  • 2 spicchi di Aglio
  • 1 mazzetto di Basilico fresco
  • 1 Provola affumicata, o 1 Fiordilatte, 300 grammi almeno
  • 140 grammi di Parmigiano Grattugiato
  • Sale fino
  • Olio extravergine di Oliva
  • Olio di semi di Girasole, per la frittura delle melanzane

Preparazione

  • 1)

    Lavare, asciugare e tagliare le melanzane a cubetti e friggerli per immersione in una pentola piena di olio di semi, fino a doratura.

    A cottura ultimata, mettete tutti i cubetti di melanzana da parte in un piatto con carta assorbente per assorbire l’olio in eccesso.

    Preparare un sugo con la passata di pomodoro, insaporita con olio extravergine d’oliva, basilico sminuzzato, aglio e sale fino e lasciarlo cuocere per circa mezz’ora, a fuoco basso e col coperchio sollevato in un lato con un cucchiaio di legno (non farà condensa e non verrà lento e acquoso).

    Trascorsi 20 minuti aggiungere la metà delle melanzane fritte nella pentola con la salsa di pomodoro, e lasciar cuocere per altri 8/10 minuti.

    Nel frattempo, tagliare la provola (o il fiordilatte) a pezzetti e lasciarla sgocciolare.

    Cuocere la pasta per il tempo indicato sulla confezione e scolarla al dente. Trasferirla quindi in una ciotola e condirla con alcuni mestoli di sugo alle melanzane, la metà del Parmigiano grattugiato, 3/4 della provola (o fiordilatte) tagliata a dadini, le restanti melanzane (che non essendo state cotte nel sugo restano più croccanti) e altro basilico sminuzzato a mano.

    Trasferire la pasta in una teglia da forno dai bordi alti, sporcata di sugo di pomodoro e melanzane alla base, completare con altro sugo in superficie e il restante Parmigiano grattugiato.

    Cuocere in forno preriscaldato a 200°C per circa 30 minuti in modalità statica, e gli ultimi 15 minuti in modalità ventilata.

Nota

Questa pasta è buonissima mangiata subito, ma migliora se mangiata dopo un periodo di riposo, in cui freddandosi, si mescolano profumi e sapori. Di solito la si prepara la mattina per la sera, basterà una scaldata in forno per mangiare un piatto da re.

4 Comments

  • marina

    24 Luglio 2019 at 12:11

    è ora di pranzo e se potessi me li preparerei subitissimo! Rimando a stasera, resisto!! Bellissime foto!! Ciao!!

    1. Valentina

      25 Luglio 2019 at 7:11

      Meglio se li fai la mattina per la sera 🙂 ne guadagnano in sapore <3

  • Luisa

    24 Luglio 2019 at 18:32

    E hai ragione! (Me la ricordo, la tipa su FB.)

    1. Valentina

      25 Luglio 2019 at 7:11

      Meglio dimenticarsela, guarda.

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