Palmiers salati al Patè di Olive

16 Aprile 2021Valentina

Prep time: 5 Minuti

Cook time: 25 Minuti

Serves: 4

Fin da piccola ho sempre adorato le olive. Ricordo che con mia nonna andavo a comprare il baccalà o lo stoccafisso in un negozio dedicato solo alla loro vendita e da cui io mi tenevo abbondantemente alla larga, detestandone l’odore.

La “baccalajola” per invogliarmi ad entrare, non potendo servire mia nonna dal marciapiedi, mi preparava un coppetto di olive verdi, enormi e dolcissime olive, che mangiavo con gusto incurante del fatto che la signora  avesse preparato il coppetto di carta oleata con le mani bagnate dall’acqua del baccalà.

Ad ogni modo le olive a casa mia si sono sempre consumate in quantità abbondante, anche mia mamma le ha sempre amate e a casa sua in frigorifero non manca mai una ciotola con le olive verdi, a cui attingere nei casi di attacchi di fame.

La puttanesca è stata sempre preparata in modo eretico con entrambe le colorazioni di olive, verdi e nere, stesso dicasi per la pizza di scarole. Merluzzo al pomodoro, il classico per la dieta di mio padre, era colmo di olive.

E quando i parenti campani vengono a farmi visita, o mi preparano il “pacco da giù”, tra le mie richieste, oltre alla Provola di Raimo, c’è sempre un chilo di olive specificatamente prese da Salvatore, l’olivaro di fiducia.

Cè stato un tempo in cui, durante e dopo il lockdown, erano sparite dai supermercati le olive nere di Gaeta. Io non amo molto le varie leccino, taggiasca eccetera. Ed ero abbastanza disperata. Oltre ai succitati piatti avrei tanto voluto preparare la polvere di olive nere che Rosaria Orrù aveva preparato molti anni fa per condire un formato di pasta che adoro, l’orzo (Di Martino, of course), e per la cui preparazione ho comprato appositamente il forno a microonde nuovo, col grill (ne avevo uno superfigo ad incasso che un temporale provvidenzialmente mi ha rotto, e che non aveva il grill).

Nessuno dei parenti per via delle restrizioni più rigide rispetto alla barzelletta dei colori attuali, poteva venire su e i corrieri avevano ritardi pazzeschi nelle consegne, ragion per cui era impensabile spedire generi alimentari freschi. E così in ultima analisi ho cercato le olive greche, care inguastite, all’Esselunga, scoprendo poi che anche il mio marchio preferito di olive confezionate, Madama Oliva, le commercializza.

Ad un certo punto, quando la situazione si è normalizzata, e sono tornate le nerissime Gaeta nei banchi frigo del supermercato, ho visto spuntare anche molti altri prodotti della gamma Madama Oliva, tra cui oltre ad un hummus di lupini che vi prego di voler provare, anche dei patè, piccantini e non, in una confezione simile a quella dei frullati squeezy.

E non ho resistito. Ne ho subito utilizzato uno non piccante (in questo periodo ho in atto un aggravamento delle condizioni del mio stomaco per contaminazioni da glutine e sto decisamente poco bene e on posso mangiare piccante) per preparare i ventaglietti, le prussiane salate, o per darmi un tono, i palmiers.

Mio nonno mi ha iniziata a questi ventaglietti, che prendeva in pasticceria quando la domenica andava a prendere la “guantiera” di dolci. Gliele mettevano in un sacchetto di carta a parte altrimenti le varie sfoglie appiccicose che perdevano briciole, avrebbero smerdato le paste e chi li sentiva poi a zio Rino e a mio padre.

Le prussiane, enormi, piacevano anche a me, e ogni tanto provo a farle con la pasta sfoglia rettangolare (solo che per farle venire enormi come quelle della pasticceria, ci vorrebbero 27 metri lineari di pasta sfoglia e un salone apposito) e zucchero di canna, con risultati ottimi ma inguardabili.

Nonostante questa dolce passione il mio rimane un palato salato e così col paté di olive Madama Oliva ho preparato al volo un aperitivo sfiziosissimo, riuscendo addirittura a far vedere le girelle di sfoglia post cottura. Insomma, da quel momento nel mio frigo questi simpatici paté non mancano mai.

La preparazione non richiede nessuna scheda ricetta, è di una facilità ai limiti del ridicolo.

Procuratevi questo paté (lo trovate al supermercato nel banco frigo di solito dove ci sono le verdure, accanto alle olive appunto ed ai lupini) e due sfoglie rettangolari da unire nella parte lunga, facendole accavallare di pochi millimetri e spianandole POCO con una leggera pressione di mattarello.

Spennellate il paté non esagerando con la quantità per tutta la superficie, arrotolate dunque da entrambi i lati, creando due rotoli che andranno ad incontrarsi proprio sopra la giuntura delle due sfoglie. Riponete tutto il freezer per 5 minuti e tagliate i ventaglietti con un coltello con lama molto affilata, dello spessore di 1 cm.

Cuoceteli, distanziandoli bene su una teglia ricoperta di carta forno, in forno preriscaldato in modalità statica (sopra e sotto) a 210°C per circa 25 minuti. Lasciateli stiepidire e servite con un calice di bollicine.

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