Tomasini ragusani

28 marzo 2018Valentina
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Prep time: 3 hours

Cook time: 34 minutes

Serves: 8

Manca una manciata di giorni alla Pasqua e continuo con la mia “fissa” di pubblicare nel 2018 quante più ricette possibili che celebrino la Pasqua, in Italia e nel Mondo. Non l’ho fatto per il Natale, figuriamoci cuoricini per San Valentino, ho anche saltato a piè pari Halloween, pur avendo prodotto per il vecchio blog una marea di ricette mostruose, ma mi sono messa in testa di celebrare la Pasqua quest’anno, perlomeno qui sul blog.

Durante le mie ricerche mi sono imbattuta nei Tomasini Ragusani, deliziose bombe caloriche con un impasto di semola rimacinata lievitata, e dentro ricotta, uova sode, salsiccia sbriciolata, pepe e caciocavallo ragusano in quantità industriale. Una sola lievitazione, più lunga del solito perchè almeno nel mio caso, la semola ha lievitato, nelle stesse condizioni di calore e nella stessa stanza, più lentamente rispetto ad un altro impasto (quello del pane Pita, in pubblicazione tra qualche giorno) con la stessa quantità di lievito di birra fresco.

Non avevo mai sentito parlare dei Tomasini ragusani, a dire il vero, eppure, quando nel 2016 l’Aifb promosse il Calendario del Cibo italiano, avevo acquistato non so quanti volumi che riguardavano ciascuno una specifica cucina regionale, e a volte anche delle singole città d’Italia. Così mi sono documentata, e a parte qualche blogger che la ha presa dal sito della Cucina Italiana, sito che ho usato anche io come base di partenza, ho trovato addirittura diverse versioni di queste “girelle” salate.

C’è chi non fa lievitare la pasta di semola, c’è chi invece le passa, crude, prima di metterle in teglia, nello zucchero. C’è chi ci aggiunge (come nel mio caso), una volta messi in teglia i cilindretti, un cucchiaio di uovo sbattuto, per fare la “crosticina”.

Ma in fondo lo sappiamo, mentre i dolci sono scienza, pur rispettando la tradizione, col salato si può anche andare a sentimento.

Ora, a parte il Ragusano DOP che avevo in casa, ideale sarebbe preparare questi Tomasini (o Tomasine come le chiamano in Sicilia) con la ricotta iblea, ma mi sono accontentata di una ricotta asciutta da banco del supermercato, addizionata con un pochino di sale.


La ricotta è un importante ingrediente in Sicilia, che ha arricchito e ad oggi arricchisce la produzione gastronomica della regione. Essa quotidianamente viene prodotta in ogni famiglia contadina. Cannoli, Cassate, Ravioli e tanti altri piatti caratteristici siciliani contengono questo ingrediente.

I Tomasini, data la ricchezza del ripieno, costituiscono un piatto unico, racchiudendo un mix perfetto di: Ricotta, Salsiccia e Uovo. La sfoglia esterna resta un po’ croccante ed esalta il ripieno sofficissimo.

Sebbene io abbia trovato i Tomasini come piatto pasquale, pare che in ogni casa di Modica essi si servano a Natale, insieme a Scacce, Impanate, e Pastizzi.

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Tomasini ragusani pasquali

  • Prep time: 3 hours
  • Cook time: 34 minutes
  • Total time: 4 hours
  • Serves: 8

Un delizioso piatto unico, in monoporzioni dalle mille calorie ciascuna, adatto per la Pasquetta e per essere portato anche a pic nic.

Ingredienti

  • 500 grammi di Semola rimacinata di Grano duro
  • 12 grammi di Lievito di Birra fresco
  • 30 ml di Olio extravergine di Oliva
  • 265 grammi di Acqua tiepida
  • Pepe nero di mulinello
  • 15 grammi di Sale fino
  • 4 Salsicce
  • 3 Uova sode
  • 300 grammi di Ricotta asciutta
  • 100 grammi di Ragusano grattugiato
  • 1 Uovo, per spennellare

Procedimento

  • 1)

    Disponete a fontana la farina sul piano di lavoro, aggiungete il sale, l’olio di oliva e il lievito di birra disciolto in acqua tiepida.

    Impastate energicamente tutti gli ingredienti e lavorate l’impasto fino ad ottenere un composto liscio ed elastico.

    Fatto ciò, fate lievitare il composto in un posto caldo e umido per circa 2 ore (l’impasto deve triplicare il proprio volume iniziale).

    Con l’aiuto del matterello (Lasagnaturi, in dialetto siciliano) stendete una sfoglia di pasta dello spessore di mezzo centimetro.

    Disposta la sfoglia sulla spianatoia (Scanaturi, in dialetto siciliano) distribuite uniformemente la ricotta lasciando libero (senza ricotta, pulito) un cm e mezzo tutto intorno. Grattugiare con la grattugia a maglia larga il ragusano sulla ricotta in maniera omogenea.

    Completate la farcia aggiungendo le uova e tocchetti di salsiccia fresca privata del budello.

    Avvolgete la sfoglia su se stessa dal lato lungo fino ad ottenere un rotolo.

    Tagliate il rotololo a tocchetti della lunghezza di 8/12 centimetri circa e affusolateli in cima come a voler dare la forma di un tulipano accennata (quindi nella parte superiore vanno un po’ stretti, creando un alloggio tipo “piscinetta” per l’uovo che va messo prima della cottura in forno). Poi in cottura si riallargano!

    Adagiate su carta da forno e versate un cucchiaio di uovo sbattuto sul “cocuzzolo” di ogni girella.

    Infornate il tutto a 200°C in modalità ventilata per circa 45 minuti.

3 Comments

  • Luisa Sorrentino

    28 marzo 2018 at 14:48

    Ciao, Valentina, che golosità hai preparato!
    Mi ricordano- da lontano- i panini napoletani. Certo, in quelli non è presente la ricotta, ma la presenza di uova e salame, ed arrotolamento dell’impasto sul ripieno, me ne hanno riportato in mente il profumo ed il sapore.
    Oggi incomincio a preparare la pastiera, è il momento di impastare la frolla, rigorosamente con lo strutto (sugna, in Campania), per poi, domani, farcire e cuocere.
    Resisteremo fino a domenica, per assaggiarne un po’? Chissà…
    Un abbraccio
    Luisa

    1. Valentina

      28 marzo 2018 at 15:00

      Ciao carissima, sì in effetti sono molto golosi e l’atto di arrotolarli li ha resi simili ai panini napoletani. Tra l’altro ho fatto anche quelli, li trovi sempre qui sul blog, dalla ricetta di Pasqualina, che credo tu conosca 😀 Io alle pastiere mi ci dedico venerdì, vado dalla mia amica Cristiana e le prepariamo insieme, sperimentando una ricetta di mia zia Nora e una del pasticciere Armando Palmieri.

  • Luisa Sorrentino

    28 marzo 2018 at 15:45

    Sì che la conosco, Pasqualina, anche de visu!
    È bravissima!

    Buon divertimento, fare la pastiera( e poi mangiarne) è per me il modo di sentire il profumo della Pasqua.

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